Lunedì torna in aula il processo per l’omicidio del Giotto, che vede Alessandro Sacchi imputato per aver ucciso la moglie, Serenella Mugnai, con un colpo di pistola. Davanti alla Corte d’Assise comparirà l’ultimo testimone della difesa, il dottor Bianchi che aveva in cura Serenella. Si va verso la sentenza, che potrebbe essere emessa lunedì stesso. Gli avvocati dell’imputato, Piero Melani Graverini e Stefano Sacchi, oltre alla proposta di donare una somma economica ad un’associazione di solidarietà, hanno chiesto l’accesso ad un percorso di giustizia riparativa come previsto dalla riforma Cartabia, sebbene non sembra che ad Arezzo ci sia una struttura idonea per intraprendere tale percorso. La donazione della somma in denaro, la richiesta della giustizia riparativa, come anche l’accertamento del vizio di mente, sono azioni finalizzate ad ottenere lo sconto della pena per omicidio volontario aggravato dal vincolo familiare. Obiettivo della difesa, ottenere una pena sotto i 10 anni.
Il fatto risale al giugno dello scorso anno, quando, stando alla testimonianza della psichiatra Guendalina Rossi, consulente della difesa che ha svolto accertamenti sullo stato di salute mentale di Sacchi dopo la tragedia, l’uomo avrebbe compiuto il gesto trovandosi in uno stato di forte stress. Lo stretto rapporto di coppia tra marito e moglie, sarebbe stato fortemente minato dalla malattia degenerativa che aveva colpito la donna, mettendo a dura prova il marito, che si occupava di lei in modo pressoché esclusivo.
Omicidio del Giotto, lunedì ultimo teste in aula, si va verso la sentenza

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